L’Oracolo

Capitolo Primo 4 Recensioni »

Mario è un clochard.
Non lo è sempre stato, lo è diventato. Prima era un barbone in attesa che la gente del quartiere si alfabetizzasse.
E ancora prima di essere un barbone nacque e crebbe e parecchio. Si dice che studiò con profitto, diventò architetto. Si dice altresì che il suo divenire rallentò quasi fino alla stasi a causa di affari di cuore. Tipico.
Il partner passa magari anni a frantumarti le palle e meno di un secondo a frantumarti il cervello, sparendo. E così, anche grazie a questa storia, i nativi lo hanno promosso al rango di clochard.
Noi, tutti noi nativi del globo, siamo tutti arrivisti scalatori sociali.
Dunque si può affermare con discreta certezza ed assoluta discrezione che Mario sia un uomo arrivato.

Si muove per lo più in bicicletta. Ritengo che la bicicletta sia un fattore aristocraticizzante. Busto eretto, ginocchia all’infuori, pedalata ipnotica.
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Il Club dei Tavoli Verdi

Capitolo Primo 1 Recensione »

Non ho nulla di personale contro il ghiaccio nel brandy, vodka, scotch, bourbon, cognac, rhum e gin. E grappa e amaro. Varrebbe anche per la tequila, ma solo se la stai bevendo ad ovest del Quintana Roo compreso. Altrove non berla, non ne varrebbe la pena.
Sono anche astemio, per cui potrei benissimo occuparmi esclusivamente dei cazzi miei. E’ solo che il ghiaccio annacqua il motivo per cui stai bevendo quello che bevi. Sarebbe come stordire una ninfomane con del sonnifero prima di lasciarsi prosciugare le energie.
E’ una regola largamente diffusa, ma il commissario ci mette del suo: nonostante condivida, asserisce che il ghiaccio è valido se si pensa al brandy come aperitivo.In effetti anche il sonnifero è valido se pensi come un necrofilo.
Il Nucleo Anti Sofisticazioni è dunque del pensiero che si dovrebbe occupare prima che di merceologia, così come era al tempo di Socrate.
Qualunque ora canti il gallo, il commissario è sempre alle prese con un appetizer, confermando una regola grazie ad un’eccezione.
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Il CDTV II parte

Capitolo Primo 1 Recensione »

Da fabbrica di cerotti, il capannone di via Sant’ Uguzzone divenne un Centro Ricreativo Culturale. Trecentocinquanta metri quadrati piastrellati di anti gelive rosse, distribuiti su una superficie rettangolare di dieci metri per trenta. Per trovare i cinquanta metri quadri mancanti, bisogna entrare dall’ingresso su strada, percorrere il locale fino a tre quarti della sua lunghezza e voltare il viso alla propria destra. Eccoli lì, tutti impegnati a formare un piccolo priveè, accessibile discretamente anche dal retro.

Sotto questa ragione sociale che permetteva un’evasione fiscale praticamente totale, il gioco d’azzardo proliferò tanto quanto la discendenza di Abramo.

Nel giro di pochi mesi il proprietario bruciò il Centro Ricreativo Culturale sul piatto di una mano di ramino, dopodichè inzuppò il suo fegato di amaro digestivo, i suoi polmoni di tabacco senza filtro, il suo naso dell’ultima botta di coca misto mannite rimasta a strisciare indisturbata fra il Re di quadri e l’Asso di bastoni; pompò nel suo cuore sangue saturo di innumerevoli pillole anticoncezionali prescritte a sua moglie; nella sua mente futuri alternativi che avrebbe preferito giocavano incessantemente incredibili carte vincenti, trascinandolo verso la follia. Tirò le cuoia solo dopo aver tremato una firma sull’atto di cessione, con gli occhi inzuppati di lacrime, lasciando una vedova da consolare ed una figlia ancora da istruire.

A bilanciare questa enorme tragedia, la felicità incontenibile del vincitore, il quale, restando fra noi senza contraddittorio, cominciò a scrivere la storia del luogo, intitolando la sua recente eredità “Il Club Dei Tavoli Verdi”, un omaggio al gioco, grazie al quale ne entrò in possesso. Arredò il privee con sei ampi tavoli rotondi dal pianale fatto di marmo spesso tre centimetri e ricoperto da un panno di velluto verde. Fece incidere sul bordo di ogni tavolo la scritta “La tua Morte, la mia Vita”, in italiano, perchè chiunque fosse in grado di comprenderla al volo ed afferrasse senza equivoco il serio senso dell’azzardo che veniva allegramente praticato attorno a quelle pietre.
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